La profilazione dell'utente, un bilanciamento tra consapevolezza e consenso

Il prezzo dei servizi gratuiti (tutti i social network e servizi annessi e Internet in generale in pratica) è la profilazione.

Da un lato i risvolti sono mostruosi (è, per usare una metafora di Dave Winer, acconsentire a vivere in un appartamento con i muri di vetro a patto di non pagare l'affitto, il cibo e i vestiti) dall'altro in assenza di questa
mostruosità non avremmo la web economy, cioè start up e venture capitalists e, in generale, investimenti per creare applicazioni.

A prescindere da questioni morali (la web economy è ancora orientata soprattutto verso le frivolezze e il superfluo, pensiamo alle quotazioni e acquisizioni di Linkedin, Instagram o Facebook) la vera chiave di tutto è un problema in questo momento irrisolvibile e, cioè, la differenza tra consapevolezza e consenso.

Gli utenti che accettano condizioni di privacy e termini d'uso così come cookies e accesso alle proprie identità tramite API non hanno il minimo interesse a capire cosa stiano facendo. il funzionamento di Internet è diventato come la matematica: roba da nerd.

Nonostante, quindi, l'unica forma di controllo che l'utente ha sui propri dati è rifiutare l'uso di una applicazione non accettando i termini d'uso o rifiutando un cookie o navigare con diversi browser sono pochissimi quelli che si rendono conto e adottano comportamenti precauzionali. Ed è vero anche che navigare senza accettare cookies è talmente frustrante da non potere essere considerato una vera alternativa.

Il risultato di una disattenzione dei problemi di privacy da parte degli utenti sta diventando una accettazione di quelli che noi chiamiamo "problemi", anzi: la mancanza di aspettativa in materia di controllo dei propri dati non è un bug, è una caratteristica. Il cui effetto potrà ripercuotersi certamente sulle leggi (le quali finiscono per riconoscere prassi).

Negli Stati Uniti ultimamente l'industria web ha iniziato un dibattito pubblico contro proposte di legge volte ad aumentare la tutela della privacy adeguandola al sistema europeo. La maggiore argomentazione contro queste leggi è che esse sono uno dei motivi per cui non esiste e non esisterà mai una Silicon Valley europea. I limiti all'utilizzazione dei dati degli utenti impediscono la creazione di applicazioni popolari e di successo.

Si tratta, quindi, di due diverse forme di paternalismo a confronto. Quella americana che vede la lotta per la privacy come un campo di battaglia sbagliato poichè all'utente non interessa veramente come diritto dato che, in cambio, ha applicazioni che lo divertono e che può condividere con milioni di altri utenti. Quella europea che tenta, invece, di proteggere per vie legali (che si risolvono in termini contrattuali e adempimenti complessissimi spesso inefficaci) un utente non in grado di badare ai propri interessi.

Si tratta di due visioni del mondo antipodiche figlie del loro tempo. Di una generazione in transito, cioè, che non ha ancora chiare le conseguenze a lungo termine delle scelte e delle politiche che le sottendono.

In nessun caso l'utente disattento è tutelato. E la verità è che non è possibile tutelare l'inconsapevole. é possibile solamente implementare, a livello tecnico e - in via di principio anche legislativo - il grado di controllo realisticamente ottenibile da parte di un utente di una applicazione. Il diritto ad acconsentire preventivamente che qualcuno ci tagghi su Facebook dovrebbe accompagnarsi al diritto di sapere in anticipo che tipo di cookie è necessario per fruire del servizio.

Level

beginner

Language

IT

Duration

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